Fino a qualche tempo fa la slitta era uno sport invernale molto diffuso e popolare; oggi invece è assai più contenuto e generalmente limitato ai bambini non ancora in età di calzare un paio di sci. Questo perché fino a non molto tempo fa le strade di montagna e di collina, d’inverno coperte di neve e di ghiaccio e senza gravi problemi di circolazione, divenivano piste ideali per tutti.
La slitta, infatti, è nota soprattutto come mezzo per scivolare su ghiaccio o neve molto compatta, e lo dimostrano i pattini ferrati di cui è ancora oggi dotata, larghi appena 3-4 cm. Il boom degli sport invernali, gli spartineve meccanici e le frese da ghiaccio hanno fatto sparire le vecchie « piste stradali » che, oltre tutto, sarebbero pericolose per il traffico. Sempre con le macchine si provvede a « battere » le piste da sci, ma qui la slitta è vista come la volpe nel pollaio: i sottili pattini scavano solchi sulla pista, i talloni puntati sulla neve per pilotare la slitta o frenarla rovinano la compattezza della pista stessa. Insomma la slitta è scacciata dai campi di sci e relegata
in campetti marginali, a volte con scarsa pendenza, dove non raramente si possono vedere bambini e mamme che tentano invano di far scivolare un attrezzo inadatto. Per ovviare in parte a questo, sono nate le slitte in plastica (chiamate eufemisticamente bob); con queste si è fatto un notevole passo avanti. La loro superficie di appoggio è molto più grande; si può di conseguenza slittare anche su neve fresca, a meno di non buttarsi a capofitto giù per pendii scoscesi, sfruttando l’attrito provocato dalla « pancia » del bob sulla neve. II dilettante può con semplici e, tutto sommato, divertenti interventi mantenere efficienti e riparare slitte e bob cosi come sono stati acquistati nel negozio, offrendo in tal modo un divertimento costante e sempre sicdro ai propri ragazzi.
E dopo questo preambolo, non resta che entrare in argomento, affrontando prima le vecchie slitte tradizionali, poi i bob. E dovendo incominciare dal principio sarà bene partire dal punto più nevralgico delle slitte: le lamine.
Sulla slitta si possono sostituire le tavolette A, incrinate o rotte, con altre di uguale forma e lunghezza. Per sostituire le lamine B, consumate o rovinate, svitare le viti di fissaggio. L’operazione è facilitata se si accentua la profondità del taglio C (dettaglio 1). l ribattini si tolgono con il trapano oppure con il seghetto da ferro oppure con la lima. Tolte le lamine, pulire e verniciare con flatting trasparente il legno sottostante come in D.
Cambiare le lamine
La laminatura dei pattini degli slittini tradizionali può essere completa o parziale. Nel primo caso la lamina, oltre a coprire per intero il pattino, sia nel suo tratto piano sia in quello incurvato, si arriccia attorno all’estremità del pattino stesso; nel secondo caso, invece, la lamina inizia dalla coda del pattino e termina a circa metà incurvatura. La sostituzione delle lamine si rende necessaria un po’ per l’usura, ma questo accade quando la slitta viene usata a lungo sul ghiaccio o sul terreno con tratti privi di neve, ma più frequentemente in seguito a deformazioni delle stesse. Questo secondo tipo di inconveniente si verifica quando, non controllando la slitta periodicamente, non ci si accorge della perdita di una vite di fissaggio. Un urto o uno spuntone provocano poi il resto.
La lamina potrebbe anche essere raddrizzata, ma è un lavoro da fare a caldo, e il tempo necessario è senz’altro ingiustificato dal risultato finale.
Occorre allora rovesciare la slitta con i pattini in aria e individuare le viti di fissaggio. Nei punti di maggior attrito la testa delle viti sarà consumata al punto da non offrire più presa al cacciavite. Con un seghetto da ferro si rifarà quindi il taglio delle viti, senza preoccuparsi troppo se si incide la lamina.
In alcuni casi, specialmente alle estremità, possono essere stati usati dei ribattini di ferro. Se la posizione lo consente, sempre con il seghetto da ferro, se ne taglierà via la testa; se invece la posizione è difficile, si marcherà il centro del ribattino con il bulino e si procederà poi alla eliminazione della ribattitura con un trapano e una punta di diametro adatto. Si tolga la lamina e se ne misuri la lunghezza.
Si acquisti poi in un negozio di ferramenta il trafilato di ferro dello stesso tipo. Se la lamina era del tipo completo potrà risultare difficile ricostruire l’arricciatura preesistente; è un lavoro che si può fare a freddo, disponendo però come minimo di una buona morsa o di una piccola incudine; non essendo in queste condizioni, è possibile non fare l’arricciatura limitandosi a eseguire una laminatura incompleta. Sagomare a freddo il trafilato sulla sagoma dei pattini e marcare la posizione delle viti. Segnare i fori con il punzone, forare e svasare i fori in modo che le viti si incassino nel trafilato senza però entrare troppo. Al posto dei ribattini di ferro si monteranno dei bulloncini, avendo però l’accortezza di usare rondelle bloccanti per i dadi. Pulire il pattino in legno con carta vetrata grossa (n. 60) ravvivando il legno e togliendo le tracce di ruggine. Passare sul legno due o tre mani di mordente impermeabilizzante, ripassando con carta abrasiva fine (n. 320) fra una mano e l’altra.
Eseguire ora il montaggio delle lamine partendo dalla coda del pattino, avendo cura di fissarle in modo rettilineo e perfettamente aderenti al pattino. Se questo risultasse difficile, ci si può aiutare con dei morsetti.
Slitta svergola
Può accadere che, in seguito a un forte urto trasversale, dovuto semplicemente a un pattino che durante la discesa entri in curva in un solco preesistente nel ghiaccio, la struttura si deformi vincendo la resistenza dei tiranti metallici che congiungono e legano fra loro le traverse del sedile e i pattini. Il tirante si piega e i montanti dei pattini (fig. 2) come minimo escono dai propri incastri o, al limite, si spezzano.
La riparazione di una slitta cosi danneggiata è possibile, ma va eseguita a regola d’arte. Non si tenti semplicemente .di raddrizzare i tiranti e di bloccare i montanti con un goccio di colla vinilica. Si rovesci, anche in questo caso, la slitta e si smontino i tiranti metallici svitando le viti che li fissano alla struttura di legno. Con un pezzo di cartone, si faccia una mascherina su cui si riporta l’angolo di incidenza del montante con la traversa del sedile. questo stampo va preso ovviamente sul lato integro della slitta. Controllare poi che gli incastri dei montanti storti non si siano danneggiati, sfilandoli dalle proprie sedi. Togliere per quanto possibile ogni traccia di colla vecchia. Spalmare gli incastri con una buona colla per legno resistente all’umidità. Inserire gli incastri nelle loro sedi e, con la mascherina e dei puntoni provvisori, rimontare e mantenere i montanti nella posizione originaria. A parte si saranno raddrizzati i tiranti metallici. Montandoli subito dopo aver incollato i montanti, si ha la garanzia di eseguire un montaggio simmetrico.
Per raddrizzare i tiranti in genere non è necessario costruirsi uno stampo; sarà infatti sufficiente utilizzare il lato buono di un tirante per rimettere in forma quello danneggiato dall’altro. Non si dimentichi di toglier via la colla superflua che sprizza dagli incastri prima che faccia presa.
Riparare una crepa nel bob
Può capitare e, con certi ragazzini vivaci, anche spesso, che la leggera struttura di plastica del « bob » si danneggi incrinandosi.
Si possono verificare due rotture di questo genere: incrinatura che non compromette la struttura dello slittino oppure incrinatura che lo mette fuori uso. Nel primo caso la riparazione è abbastanza semplice e deve tendere soprattutto al ristabilimento estetico; nel secondo caso, invece, è necessario riconferire rigidità, sicdrezza e funzionalità allo slittino, e il lavoro è decisamente più complesso e non sempre facilmente realizzabile (per questa ragione non lo prenderemo in esame in questa sede).
La semplice incrinatura si ripara (fig. 3) come segue. Usando una lama affilata, tagliar via da un punto poco in vista delle sottili fettine di plastica. Applicare sopra l’incrinatura, dal lato interno, un largo nastro adesivo di carta. Stipare quindi le fettine di plastica nell’incrinatura, senza però esagerare per non deformare il bob.
Si prenda ora un ferro da stiro e lo si accenda sulla temperatura più alta (regolare il termostato sul lino), poi si sovrappongano al punto danneggiato e preparato secondo le indicazioni date due fogli di carta paraffinata. Passare lentamente il ferro caldo sulla parte danneggiata, facendo in modo che il punto di contatto del ferro con la superficie del bob coincida con l’incrinatura. Muovere il ferro lentamente finché non si avvertono più le irregolarità dovute alle fettine di plastica infilate nell’incrinatura. Questi oggetti infatti sono generalmente fatti di resine termoplastiche che fondono al contatto di un oggetto caldo. Uno dei due fogli di carta paraffinata resterà incollato alla plastica.
Lasciare raffreddare completamente la parte; strappare quindi via quanta più carta è possibile. Si prenda poi un pezzo di carta abrasiva fine (n. 340) ad acqua, la si avvolga su un blocchetto di legno, si bagni la carta adesiva e si operi sul punto riparato finché si sarà tolta completamente la carta rimasta incollata. Completare la levigatura della parte agendo ancora con la carta abrasiva bagnata e leggermente insaponata con sapone da cucina. Se il lavoro viene eseguito con cura, non sarà assolutamente possibile individuare l’operazione di riparazione. Pulire con una spugnetta inumidita e quindi asciugare.
Non resta ora che togliere via il nastro adesivo applicato internamente. Se anche la parte interna fosse in vista, si ripeterà l’operazione di levigatura anche all’interno. Il risultato da questo lato sarà senz’altro meno buono, dato che non si è potuta trattare la parte con il ferro da stiro caldo, ma risulterà ugualmente soddisfacente.
Come rinforzare il bob
Tutti questi slittini in plastica sono muniti di due leve per la manovra; si tratta di due tubi metallici con un’impugnatura di plastica. Le leve ruotano attorno a un perno fissato trasversalmente ad una fessura della struttura in plastica dello slittino. Benché questa parte sia realizzata in plastica di maggior spessore, l’uso prolungato o maldestro, gli strappi o gli urti possono provocare una rottura, anche parziale, della plastica, proprio in corrispondenza del punto in cui è attraversata dal perno. In queste condizioni il bob non può più essere usato, e una riparazione fatta seguendo la tecnica indicata prima non sarebbe sufficiente. Per ovviare all’inconveniente si suggerisce di ricorrere a una riparazione in vetroresina.
Per prima cosa è necessario smontare la leva interessata. Il perno, normalmente, è costituito da un bulloncino; togliere dado e controdado, sfilare il bulloncino e quindi la leva. Osservare da vlcino la forma dell’incrinatura che parte di solito dal foro del perno. Praticare sulle due labbra del taglio alcuni forellini da un millimetro e mezzo; infilare nei fori del filo di ferro sottile ed eseguire una legatura con la quale avvicinare e far combaciare i due lembi. Con uno straccetto imbevuto di benzina pulire con cura la plastica da ambo le parti per un raggio di 4-5 cm attorno al punto danneggiato. Procurarsi della resina poliuretanica con relativo induritore (la si trova facilmente anche in piccole confezioni nei negozi di hobbistica e ferramenta) e del mat. Tagliare dei piccoli riquadri di mat di dimensioni tali da ricoprire con un certo margine la zona danneggiata. Ne occorreranno tre per ogni lato. Preparare una modesta quantità di resina attenendosi alle istruzioni. Una volta che si è aggiunto l’induritore alla resina, questa solidifica in circa 15 minuti, producendo calore, È opportuno quindi procedere rapidamente, avendo tutto il materiale a disposizione e preparando più volte la resina per evitare che indurisca a metà lavoro. Si spalmi un primo strato di resina con un pennello e su questo si applichi il primo quadratino di mat, lo si faccia aderire alla plastica con il pennello mentre si stende la seconda mano di resina. Non ci si deve preoccupare in questa fase se si chiude il foro o se si ostruisce parzialmente la fessura. Procedere con il secondo e terzo riquadro e concludere con una mano di resina.
Ripetere la stessa operazione sull’altro lato. Dopo un paio d’ore la resina è completamente dura e può essere lavorata con attrezzi normali, quali sega, trapano o carta vetrata. Ricostruire la fessura della leva togliendo via i pezzi di vetroresina che eventualmente la ostruissero. Rifare il foro per il perno. Con carta vetrata lisciare bene la parte togliendo ogni asperità e arrotondando gli spigoli; inserire la leva, infilare il perno e bloccarlo con dado e controdado.