In questa guida spieghiamo come funziona l’impianto idraulico di casa.
L’ IMPIANTO DI CARICO
L’acqua raggiunge le nostre case attraverso la tubazione stradale dell’acquedotto, che corre interrata. Da essa si dipartono le varie diramazioni che giungono fino agli edifici. Al termine di ogni diramazione l’acqua passa attraverso un contatore che ne registra il consumo.
A questo punto, con una pressione di circa 4 atmosfere, entra nell’impianto di alimentazione della casa attraverso una valvola di intercettazione, che permette di interrompere in qualsiasi momento il flusso di acqua proveniente dal l’acquedotto.
Subito dopo la valvola di intercettazione troviamo un rubinetto di scarico che, all’occorrenza, consente di svuotare l’intero impianto in modo da poter intervenire su di esso. Superata la valvola di intercettazione, l’acqua corre attraverso il cosiddetto “anello”, ossia la tubazione che rifornisce le varie colonne montanti e il cui diametro varia a seconda delle dimensioni del fabbricato.
Capita spesso che la pressione dell’acqua aumenti o diminuisca rispetto allo standard ottimale.
Problemi di bassa pressione, con i rubinetti che lesinano l’acqua, possono essere causati dalla distanza eccessiva dell’impianto di carico dalla rete stradale dell’acquedotto, o della derivazione dalla tubazione principale dell’impianto: in questo caso, più lungo è il tratto della diramazione, più sarà la strada che l’acqua dovrà percorrere, perdendo man mano pressione.
Problemi analoghi può causare l’impianto di carico di un edificio posto in cima ad una collina o in montagna, con la diramazione che deve correre in salita: sarà questo il motivo della perdita di pressione.
Non va inoltre dimenticato che tubature di diametro troppo piccolo o incrostate dal calcare sono anch’esse causa di riduzione della pressione. Per aumentarla, può risultare utile posizionare un’autoclave, un dispositivo che serve a mantenere costante la spinta in modo che l’acqua possa raggiungere tutti i punti di utilizzo, in particolare i piani alti o le varie colonne montanti di un grande edificio, con una pressione non inferiore a 3 atmosfere e mezza.
Nel caso di impianti di grosse dimensioni, l’autoclave dovrà essere posizionata prima dell’anello. Il dispositivo viene caricato da una pompa (è necessaria anche una pompa di riserva) il cui funzionamento è regolato da un pressostato.
L’acqua spinta dalle pompe nell’autoclave si pressurizza, grazie anche alla presenza di un cuscino d’aria alimentato da un compressore.
All’uscita dell’autoclave vi è una valvola di ritegno che impedisce all’acqua di tornare indietro. È opportuno che l’impianto sia dotato di un by-pass che scavalchi l’autoclave e che consenta di intervenire su di essa in caso di guasto.
I problemi di alta pressione, con i rubinetti che schizzano non appena aperti, richiedono invece l’installazione di un riduttore di pressione, inserito subito dopo la valvola di intercettazione.
Superato l’anello, attraverso la colonna montante, l’acqua raggiunge i vari appartamenti. La parte terminale della colonna montante si restringe fino a un diametro di 1/2″ per sfociare poi in un barilotto che serve ad eliminare i colpi d’ariete, ossia i tonfi che si odono quando si chiude un rubinetto (in particolare il passo rapido) e che sono dovuti all’acqua che torna a riempire l’intera colonna montante sbattendo contro le pareti delle tubature.
L’IMPIANTO DOMESTICO
L’impianto domestico inizia da una saracinesca di intercettazione del diametro di 3/4″ o 1″. Essa rifornisce esclusivamente il w.c. attraverso un passo rapido dello stesso diametro.
Il passo rapido è un rubinetto a passaggio diretto che consente di mantenere invariata la pressione di carico, in modo tale da ottenere il flusso d’acqua consistente necessario all’utilizzo del w.c..
Più in basso rispetto al passo rapido, ad un’altezza di circa 20 cm dal pavimento, troviamo un rubinetto d’arresto che consente di interrompere l’afflusso dell’acqua nell’impianto domestico.
Il diametro del rubinetto d’arresto è di 1/2″. Da qui parte la distribuzione verso tutti i punti di utilizzo.
L’IMPIANTO DI SCARICO
Dopo essere stata utilizzata dai vari apparecchi sanitari, l’acqua entra nell’impianto di scarico passando per un sifone e, attraverso una rete di tubature, viene convogliata in una braga.
Tale braga è situata sotto il w.c. ed è collegata alla colonna montante di scarico. La colonna montante raggiunge un collettore che raccoglie gli scarichi di tutte le colonne montanti e li convoglia nella rete fognaria alla quale è collegato da un sifone (detto “Firenze”) che ha la funzione di evitare il ritorno dei cattivi odori.
La colonna montante necessita di un punto di esalazione, che viene realizzato sul tetto della casa.
Per un buon funzionamento dello scarico è inoltre necessaria una tubazione secondaria, di diametro inferiore a quello della colonna. Tale tubazione è detta ventilazione e contribuisce all’eliminazione dei tipici gorgoglii dello scarico. Nel caso vi siano condutture di scarico situate ad un livello inferiore rispetto a quello della rete fognaria (provenienti, ad esempio, da cantine, taverne, e così via), queste verranno convogliate in una fossa biologica. Quando le acque nere presenti nella fossa biologica raggiungono un livello sufficiente, vengono convogliate nella rete stradale dell’acquedotto per mezzo di una pompa attivata da appositi galleggianti.
Fin qui abbiamo illustrato come sono realizzati gli impianti di carico e scarico in un palazzo con più appartamenti. Nel caso di una villa, o di un edificio di piccole dimensioni (comunque meno di quattro piani), vi sono alcune piccole differenze: innanzi tutto le tubature saranno di diametro inferiore e, inoltre, non vi sarà bisogno dell’autoclave e delle relative pompe, in quanto la pressione della rete stradale è sufficiente al fabbisogno dell’utenza.